Abuso della connessione internet aziendale: possibile licenziamento

termination-110301_640La Corte di cassazione nella sentenza 14862/2017 depositata ieri, ha confermato la legittimità del licenziamento intimato da un datore di lavoro nei confronti di un dipendente che ha abusato ripetutamente della connessione internet messa a disposizione dall’azienda.

L’azienda stessa, al fine di accertare l’utilizzo irregolare dei beni della società, ha usato degli strumenti di controllo a distanza non essendo così soggetta alle regole previste all’art. 4 dello statuto dei lavoratori. Infine la società si è limitata ad analizzare i dettagli del traffico di connessione, che non costituiscono dati personali, in quanto non forniscono alcuna indicazione in merito alla persona e alle sue scelte politiche, religiose, culturali o sessuali. I dati della connessione, secondo la Corte, forniscono solo elementi quantitativi di carattere generale, che possono essere riferiti – senza alcuna capacità di individuazione – a un numero indistinto di utenti della rete.

I risultati ottenuti da una simile attività hanno costituito elementi probatori per il licenziamento per giusta causa, dimostrando che il dipendente si è connesso a fini personali per 27 volte, nell’arco di due mesi, restando collegato per 45 ore complessive. La Suprema corte conferma questa ricostruzione, evidenziando che il numero e la durata delle connessioni dimostra che è stato fatto un reiterato utilizzo per fini personali dello strumento aziendale, da un lato, e la natura intenzionale della condotta, dall’altro.

Con questa sentenza la Corte “libera” dai vincoli dell’art. 4 dello statuto tutti quei controlli effettuati per la finalità di accertare la commissione di illeciti gravi da parte dei lavoratori, ledere l’integrità del patrimonio aziendale, il regolare funzionamento degli impianti e la loro sicurezza.