L’Europa verso un commercio libero, ma equo

L’idea di “un commercio libero, ma equo” caratterizzerà il vertice che si terrà fra oggi e domani a Bruxelles fra i Ventotto: il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sulla proposta della Commissione di riformare le misure di difesa commerciale.

Cosa prevede la riforma delle misure di difesa commerciale e quali sono i motivi che hanno spinto l’unione Europea verso il “protezionismo”?

La proposta comunitaria prevede una modifica del calcolo dei dazi anti-dumping. Ha come obiettivo di superare la dicotomia tra economia di mercato ed economia non di mercato, che finora ha segnato la politica commerciale europea. La decisione di cambiare metodologia è legata al fatto che la Cina dal 2016 può aspirare a essere considerata economia di mercato secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio.

In questi mesi, l’industria europea ha espresso il timore che con il passaggio di categoria della Cina, l’Unione potesse essere alla mercé della concorrenza sleale di Pechino. Il Parlamento ha quindi rafforzato le misure proposte dalla Commissione. Secondo il testo approvato in commissione con 33 voti a favore, tre voti contrari e due astensioni, l’assemblea chiede rassicurazioni sul fatto che i rapporti-Paese attesi da Bruxelles siano accessibili prima del voto finale sul provvedimento.

Inoltre, il Parlamento europeo ha meglio specificato le “significative distorsioni” alla concorrenza che possono permettere alle istituzioni comunitarie di adottare dazi eccezionali contro i prodotti del Paese esportatore. In questo senso, i parlamentari hanno voluto elencare cinque specifici criteri, tra i quali il ruolo del governo nell’allocazione delle risorse, o l’assenza/presenza di leggi nel campo dei fallimenti, del copyright intellettuale, o della proprietà.

Di recente l’Euipo (L’Agenzia Ue per la tutela della proprietà Intellettuale), Europol e l’Ocse hanno pubblicato il nuovo report – Mapping the real route of trade in fake goods – che definisce le rotte dei falsi dalla «fabbrica» Cina agli hub alle porte della UE. I dati riportati dimostrano la drammatica situazione della contraffazione e della pirateria, una piaga che sta lacerando l’economia europea: un giro d’affari che sfiora i 500 miliardi di dollari l’anno e l’Italia è il secondo Paese più colpito al mondo, dopo gli Usa e davanti alla Francia.

L’Europa ha davanti a se una sfida non da poco: da una parte proteggersi dalla minaccia concorrenziale cinese, e non solo, e dall’altra sostenere il libero mercato proteggendo i propri interessi. Vedremo in questi giorni e nei prossimi mesi come si evolverà il dibattito ed i negoziati per un commercio libero, ma equo.