Ladro incastrato con la dattiloscopia da un’impronta nella lettera minatoria

L’importanza della dattiloscopia: ladro incastrato da un’impronta digitale

“Non mi riconoscere. Mi possono dare 20 anni, ma quando esco ti ammazzo”. Questo il  contenuto della lettera minatoria composta da ritagli di giornale che ha incastrato il ladro. Sul messaggio è stata infatti trovata un’impronta digitale, che a distanza di mesi lo spedisce in carcere.

Tutto è iniziato l’11 marzo 2015 quando il 23enne, che vive da solo con uno stile di vita apparentemente al di sopra delle sue disponibilità, esauriti i denari che gli ha lasciato il padre defunto, commette una rapina in un’agenzia di viaggi di Milano.

Recupera una pistola, irrompe nell’agenzia con il volto coperto da un cappellino e se ne va con un bottino di 250 euro. Nella notte, il giovane è ritornato sul luogo della rapina e ha lasciato il biglietto minatorio sulla saracinesca. Analizzando il messaggio i militari hanno trovato un’impronta digitale, che all’inizio però non ha fornito alcuna corrispondenza.

Rapina e minaccia un’agente di viaggi: finisce in carcere grazie ad accertamenti di dattiloscopia

Ma quando, qualche mese dopo, il ladro ha rubato un bauletto da un motorino, le cose sono cambiate. Il giovane viene infatti incastrato grazie ai rilievi foto-segnaletici e ai rilevamenti delle impronte digitali, nonché grazie agli accertamenti di dattiloscopia forense effettuati dalla sezione Investigazioni scientifiche del nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano.

Su richiesta del gip di Milano, i militari hanno quindi eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ragazzo, con precedenti, è accusato di rapina aggravata. È stato portato in cella il 4 marzo.