Controllo mediante telecamere: il sì della Corte di Cassazione

camera-1124585_640Una cooperativa alimentare ha licenziato un proprio dipendente, dimostrando – attraverso l’utilizzo di telecamere – che il lavoratore prelevava e utilizzava a scopo personale i prodotti del reparto, non adempiendo così agli obblighi contrattuali.

Il Giudice di prime cure aveva accolto il ricorso depositato dal lavoratore, dichiarando l’illegittimità del licenziamento intimato ed impugnato.

A chiarire ogni dubbio a riguardo, è stata la sentenza n. 10636 della Cassazione che ha legittimato il licenziamento del lavatore ripreso dalla telecamera mentre commetta un furto in azienda, in quanto tale tipo di controllo sui dipendenti è lecito. Seconda la Corte l’utilizzo della telecamera  non può essere ritenuta invasiva o lesiva della dignità e dei diritti dei lavoratori in quanto tale strumento è stato impiegato per evitare il rischio di furto, di incidenti o di altri episodi che possano porre a rischio l’azienda, la produzione o gli stessi lavoratori.

Infine la Corte ritiene che le telecamere in questione sono state installate in un’area del magazzino sottoposta alla gestione di addetti esterni e non direttamente impiegati dalla società datrice di lavoro: tale circostanza, pertanto, esulava dalla consueta applicazione dell’Art. 4 L. 300/1970, escludendone l’applicabilità e legittimandone l’utilizzo.

È opportuno precisare che:

  •  l’installazione delle telecamere in questione era stata affidata ad una società terza -mediante regolare conferimento di mandato – al solo fine di accertare gli autori degli atti illeciti subiti in precedenza dalla società cooperativa e non per finalità di controllo dell’attività lavorativa dei dipendenti;
  •   le telecamere erano state posizionate solo ed esclusivamente in una determinata area del magazzino al fine di attuare il controllo difensivo richiesto;
  •   la suddetta area, peraltro, non era sottoposta alla gestione diretta dei dipendenti del supermercato ma a soggetti terzi rispetto all’organizzazione aziendale;
  •   le videoregistrazioni erano complete di data ed orario e, dunque, specificatamente dettagliate, tali cioè da rendere inconfutabile la contestazione degli avvenuti illeciti;
  •  la riscontrata condotta illecita del dipendente, infine, lasciava ampio margine di probabilità che lo stesso potesse ripetere gli atti già più volte compiuti, disattendendo non solo i propri obblighi di fedeltà e correttezza quale dipendente ma, altresì, inficiando la propria serietà ed integrità tanto civile quanto penale.

In virtù di tali considerazioni, la Cassazione ha ritenuto che la strumentazione in questione integrasse un’ipotesi di cd. “controllo difensivo” che – per quanto occulto – non fosse risultato particolarmente  e, in ogni caso, non avesse leso la libertà e la dignità dei dipendenti se non altro per il fatto che le stesse erano state installate non già per il controllo diretto dell’attività lavorativa dei dipendenti.