Contraffazione del vino italiano: 5 milioni di litri e 4.500 bottiglie sequestrati nella vendemmia 2018

La produzione enologica è uno dei vessilliferi del Made in Italy, un mercato sostenuto sia dal consumo interno che dall’esportazioni. In assoluta controtendenza con quanto rilevato in molti altri ambiti dell’economia nazionale, il settore del vino è in ascesa: negli Stati Uniti le vendite, nel corso del 2018, hanno ecceduto quota 1,9 miliardi di dollari.

Il valore di eccellenza sul piano qualitativo e l’ampia visibilità internazionale hanno reso il vino italiano vittima di fenomeni di frode e contraffazione. Gli episodi registrati dalle autorità sono molti e interessano l’intera penisola e di frequente lo scenario europeo.

I casi di contraffazione nell’ultima vendemmia accertati dalle autorità

Sul finire dello scorso anno, l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, grazie al contributo delle autorità di controllo di Bulgaria, Francia, Belgio, Regno Unito ed Irlanda, ha impedito la commercializzazione di migliaia di bottiglie di vino bulgaro spacciato per “Prosecco-Franciacorta”. A darne notizia è stato il Ministero delle Politiche Agricole.

I truffatori avevano applicato delle etichette contraffatte riportanti le denominazioni protette Prosecco e Franciacorta, così da raggirare gli acquirenti meno esperti. Alla base dell’iniziativa vi sarebbe una società con sede in Bulgaria, mentre i sequestri sono avvenuti in territorio francese.

In occasione delle verifiche relative alla vendemmia 2018 condotte dai Carabinieri dei Nas, è avvenuto il sequestro di 5 milioni di litri di vino imputabile al mercato clandestino (dati AGI). Le operazioni hanno coinciso con la confisca di circa 4.500 bottiglie e la denuncia di 14 titolari di imprese.

L’attività di vigilanza gestita dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, solo nel periodo dell’ultima vendemmia (da settembre a novembre dello scorso anno), si è sostanziata in 871 ispezioni da cui sono emersi ben 178 episodi di incongruenza con le normative. Ventinove le aziende che conducevano le attività produttive in condizioni di gravi carenze strutturali ed igienico-sanitarie, situazioni che hanno determinato la loro sospensione.

Detenzione di vino sprovvisto di tracciabilità e assenza di registrazioni attinenti alle movimentazioni di prodotti vitivinicoli figurano nell’ambito delle violazioni riscontrate con maggiore frequenza. Attraverso queste circostanze le forze dell’ordine acquisiscono elementi utili ad acclarare altri eventuali illeciti, come ad esempio l’aggiunta di zucchero al mosto.

L’apporto di Capta al contrasto della contraffazione

Oltre al contributo delle autorità, la contraffazione viene arginata grazie alle iniziative di realtà private come Capta, società di Intelligence specializzata in dinamiche aziendali.

Le aziende che si rivolgono a Capta godono di molteplici vantaggi, che partono dalla tutela del Brand e la difesa del Made in e arrivano alla protezione delle certificazioni dei prodotti (DOP, DOC, IGP, IGT, DOCG, BIO, VEGAN, KOSHER, HALAL) passando per il controllo del proprio mercato e l’interazione e comunicazione diretta con il cliente.

Capta consente un rapido ritorno dell’investimento mediante la sensibile riduzione delle perdite economiche generate dalla contraffazione e le attività di marketing diretto con l’utilizzatore finale.