Concorrenza sleale: esposti 2 terzi delle imprese artigiane

898.902 le imprese artigiane italiane vittime della concorrenza sleale

Al 3° trimestre del 2015 risultano 898.902 le imprese artigiane in Italia esposte alla concorrenza sleale dell’abusivismo e del lavoro sommerso. Una quota pari a due terzi dell’artigianato nazionale. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese di Roma su dati Istat e Unioncamere- Infocamere.

I comparti maggiormente esposti sono quelli dei servizi alla persona, della ristorazione, degli alloggi e di trasporto e magazzinaggio. Si stima che ben 330.233 imprese (pari a un quarto dell’artigianato italiano) subiscono la concorrenza sleale a causa del lavoro sommerso.

Concorrenza sleale: 6.897.000 persone acquistano beni derivanti da lavoro irregolare

Per quanto riguarda il lavoro irregolare invece il tasso più basso si registra nel Nordest con il 9,1%. Seguono il Nordovest con il 9,9% e il Centro con 12,4%. Nel Mezzogiorno invece si arriva al 18,9%, quasi il doppio rispetto al tasso stimato nel centro Nord (10,4%). La media nazionale è del 12.8%. A livello regionale è il Veneto ad avere la quota di lavoro irregolare più bassa in assoluto: l’8.5%.

Nell’arco del triennio che va dal 2011 al 2013 l’economia sommersa e illegale è cresciuta del 2,4%, mentre quella regolare è scesa dello stesso valore. Nello specifico l’economia illegale cresce con un tasso del 6,9% e si stima che in Italia 6.897.000 persone acquistano beni e servizi che contengono lavoro irregolare, con una spesa superiore del 75,5% rispetto alla media Ue.