Coaching organizzativo: arriva l’holocracy

Un programmatore statunitense rivoluziona il coaching organizzativo

Tutto è iniziato quando, stanco della pressione delle dinamiche aziendali, Brian Robertson ha concretizzato la propria idea di leadership diffusa in una nuova forma gerarchica da applicare all’interno delle imprese: l’holocracy.

Grazie al suo Ternary Software il programmatore statunitense ha implementato in modo brillante la sua idea di leadership diffusa, dando vita così ad una nova forma gerarchica che si basa sulla condivisione e sulla necessità di non imporre niente a nessuno.

Per elaborare questo nuovo modello Robertson è partito dalla teoria degli oloni coniata Arthur Koestler, un’evoluzione della teoria di Bronfenbrenner sul sistema ecologico. E in effetti, come le sfere di Brofenbrenner che inglobandosi l’una dentro l’altra definiscono il contesto di sviluppo dell’uomo, allo stesso modo gli oloni definiscono il clima aziendale perché si influenzano a vicenda.

Coaching organizzativo e holocracy: come cambia l’approccio aziendale

Aspetto comune tra le due teorie è la visione circolare dell’uomo e dell’azienda, rappresentata come un insieme di entità singole che si legano e interagiscono tra loro. Sono queste le basi della filosofia dell’holocracy. L’obiettivo è creare un sistema in cui le singole entità vengono inglobate in altre più grandi, sviluppando così un bisogno di confronto e soprattutto collaborazione.

Nasce così il modello di leadership diffusa che, avendo come punti cardine la definizione dei ruoli e la consapevolezza delle potenzialità di ogni lavoratore, funziona da ponte tra l’abbandono dell’ormai arcaica gerarchia verticistica e l’adozione del nuovo approccio.